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Info
rilegatura: brossura
formato: 14,5 x 21 cm.
pagine: 240
ISBN: 978-88-6119-008-5
Editore: Il Libraio delle Stelle
Anno di pubblicazione: Settembre 2007
Euro: 18.00
Approfondimenti
Indice dell'opera
Introduzione
Primo capitolo
Notizie sull'autore
Cenni biografici
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Ariete – Il Seme

Cosa s’intende per Volontà?

Di norma, quando si parla della Volontà ci si riferisce all’atma, al primo aspetto della triade, o alla “volontà dell’anima”. Il piano atmico è il punto d’incontro tra la Gerarchia e Shamballa, o tra anima e monade, proprio come il piano mentale forma il ponte tra la Gerarchia e l’Umanità, o tra l’anima e la personalità. Noi entriamo in contatto con la monade tramite la triade così che atma divenga per l’anima una porta verso la volontà superiore, proprio come per la personalità manas è la porta del contatto con l’anima.

Proprio come la personalità e l’anima hanno una triplice divisione, è utile anche considerare l’espressione triplice della monade sui tre sottopiani superiori del piano fisico cosmico. In questo caso la “volontà”, come l’avevamo compresa fino ad ora, diventa il terzo aspetto di una trinità superiore, oppure dobbiamo espandere ciò che intendiamo per Volontà riferendoci alla triplice monade come ad un tutto.

La Nonupla Manifestazione della Coscienza

PIANO FISICO COSMICO

Monade

Anima

Personalità

A

U

M

a

u

m

a

u

m

a

u

m

FISICO

ASTRALE

MENTALE

BUDDHICO

ATMICO

MONADICO

LOGOICO



Possiamo definire le tre energie della monade come segue.

1. Piano Logoico Essere
2. Piano Monadico Proposito
3. Piano Atmico Volontà

Essere, Proposito e Volontà sono in rapporto con le tre energie Shamballiche di Purificazione, Distruzione e Organizzazione.
I primi piani del sistema - quelli della nebbia di fuoco – si trovano dove la Vita che informa il pianeta ha esperienza di se stessa allo stato più puro. Il Puro Essere come è sperimentato sul piano fisico cosmico, è uno stato senza distorsioni o modificazioni di alcun tipo. È energia pura, non direzionata.

Il secondo piano, o piano monadico, è quello del Proposito, perché è qui che l’energia pura della Vita diventa coesa in una forma sottile, il centro che conosciamo come Shamballa. La Camera del Consiglio è un serbatoio per l’energia del Proposito. L’energia pura è ora contenuta o focalizzata e diretta. L’Essere ha “scelto” e una divina intenzione (in-tensione) si è formata, seppure in materia molto più raffinata di quella che conosciamo.

Allorquando un Essere ha Proposito, non è più in grado di dimorare soltanto nella purezza del suo stato indiviso. Ha detto, infatti, “Sì” e “No”. Ha avuto inizio una sottile dualità che fornisce una direzione energetica o Fiat.

Una volta instauratosi il Proposito, o scelta, nasce un dualismo naturale tra gli elementi e le vite entro l’anello invalicabile, che sono allineati con quel proposito e quelli che non lo sono. Questo piano ha rapporto con l’energia della Distruzione, perché una volta pronunciato il grande “Sì”, viene udito anche il grande “No”. Il proposito crea un’onda d’impulso direzionale che crea ed allo stesso tempo “preme contro” la resistenza.

È la fonte dello sforzo evolutivo e della resistenza involutiva. Inoltre, poiché tutte le vite entro l’anello invalicabile sono anche sature a diversi livelli di questa capacità di scegliere, la Vita Una può incontrare resistenza attiva e cosciente al Suo Proposito.

Il terzo piano, o piano atmico, del sistema, è quello in cui l’energia del Proposito del piano monadico viene espressa attivamente come “Volontà”. Questo è in relazione con l’energia Shamballica dell’Organizzazione, poiché è proprio qui che il Proposito viene “formulato” in un Piano. Quando pensiamo a “formulare un piano”, tendiamo a vederlo come un processo che avviene nella materia mentale quando gli esseri umani prendono l’energia di un’idea e tentano di creare una visione o una missione con specifici tempi e scopi. Quello a cui ci si riferisce qui si trova ad un’ottava più in alto di questo processo. Per i Maestri, “idee” quali “fratellanza” o “democrazia” o “il bene più alto del pianeta” sono già espressioni materiali dense. È l’energia della vita che sottostà alle “idee” e dà loro la “vitalità” che è formulata dall’essere in un Piano sui livelli atmici.

I Maestri si riuniscono e considerano quali grandi idee devono essere vivificate in un ciclo a venire, e quali svitalizzate. In questo modo essi “organizzano” la Vita che sarà condizionata dagli ashram buddhici e genererà forme-pensiero illuminate sui livelli della mente astratta, che a loro volta ispireranno i grandi pensatori dell’Umanità. È così che le civiltà umane sorgono e decadono.

Infine, è importante osservare che per coloro che si sono del tutto liberati dal piano fisico cosmico e agiscono sull’astrale cosmico, la Volontà è collegata alle energie del piano mentale cosmico, il primo di una trinità più alta che include la personalità cosmica. A sua volta per un Logos Solare che operi sul piano della triade, la Volontà si riferisce alla monade solare che si esprime sui tre piani cosmici più alti.

Il proposito di sviluppare un contatto cosciente con l’aspetto Volontà da parte di qualsivoglia entità, è preliminare ad una sintesi dei tre aspetti e allo spostarsi dell’identità sul prossimo livello.

Allineamento con la Volontà e Riposo nell’Essere
Anche se non siamo in grado di spostare la nostra identità sui piani monadici prima della quinta iniziazione, è possibile allinearsi con queste energie, invocarle e farle operare nella coscienza del discepolo, col risultato che si accelererà il processo iniziatico.

Va compreso che le energie della Volontà sono già in azione tramite il sutratma, o filo della vita, ancorato nel cuore. Quando ci allineiamo coscientemente per mezzo dello antahkarana e poniamo la nostra volontà personale solarizzata dalla parte dello spirito, possiamo ampliare il canale per l’entrata del flusso di Vita.

La monade, in quanto sé essenziale, ha una duplice natura che corrisponde a Purusha e Prakriti, quell’essenziale dualità alla base di tutta la manifestazione. L’unità dell’Essere espressa sul primo piano divide, come le corna di Aries, la dualità sottile di Proposito e Volontà sui due piani seguenti. Il Proposito è passivo e “sostenente” e corrisponde a Purusha. La Volontà è attiva ed “espressiva” e corrisponde a Prakriti.

Nella coscienza del discepolo che si avvicina alla monade, questa dualità di base è espressa in un paradosso inusuale, cui possiamo riferirci come “al paradosso di Vishnu”, dato che ha a che vedere con la natura della coscienza stessa. Il paradosso si esprime attraverso due qualità che si sviluppano nella vita interiore - “sforzo” e “resa”.

Gran parte delle difficoltà psicologiche incontrate da coloro che lavorano con l’aspetto Volontà sono prodotte dallo squilibrio tra queste dualità. Quando è raggiunta la sintesi, la sua espressione è il cosiddetto “sforzo senza sforzo” dell’iniziato dall’unico corno o Unicorno.

Lo sforzo è connesso al mondo del divenire e all’energia attiva della Volontà. La resa è connessa al mondo dell’Essere e all’energia passiva del Proposito. Lo sforzo permette alla coscienza di penetrare le altezze e le profondità, di prendere d’assalto il regno dei cieli e di far realizzare lo scopo monadico sul piano fisico. La Resa permette alla coscienza di capire che non è separata e non è mai stata separata dal quel Proposito con cui cerca di porsi in relazione. Lo Sforzo porta l’anima alla soglia dell’evoluzione superiore, e la Resa permette il passaggio attraverso quella porta.

Dalla prospettiva dell’anima umana quale membro della Quarta Gerarchia sul piano buddhico, penetriamo i misteri monadici in ordine inverso. Innanzitutto, sperimentiamo la Volontà tramite l’incontro con l’aspetto Volontà della Triade animica. Questo contatto ci pone in rapporto con il Piano e con il nostro posto ashramico entro di esso.

Questa esperienza, per quanto breve, è sintetizzata dalle parole: “Padre, sia fatta non la mia, ma la tua Volontà”. L’estremità dell’anima rivolta al servizio che si sforza di svolgere quel Piano e di esprimere quella Volontà, porta alla luce un’esperienza di quel “Proposito” che sottostà alla Volontà.

Questo Proposito non è il Piano, né la Volontà che lo attua - non è un risultato definito da tempo e spazio. È un serbatoio d’energia che contiene già il risultato, il tempo e lo spazio in cui questo avviene. L’esperienza porta con sé l’incrollabile consapevolezza che niente può intralciare il compimento di quel Proposito nei cinque mondi, poiché essi sono già intrinsecamente un’espressione di quel Proposito. Il Proposito È già. È l’energia alla base di tutta la Vita manifesta o “direzionata”. La grande battaglia tra la volontà dell’anima sul piano atmico e quella dell’entità planetaria sul piano fisico finisce quando queste volontà sono percepite come una espressione duale dell’unico Proposito.

Il primo piano, o Adi, è il luogo in cui quella energia di “Vita”, o Puro Essere, può essere percepito dalla Quarta Gerarchia delle anime umane. La penetrazione implica l’esperienza della Vita Stessa prima di essere contenuta o diretta sui piani secondo e terzo. Il Puro Essere non ha possessi, non ha Proposito ed è inconsapevole di qualsiasi separazione o divisione. Perciò esso è il solo luogo di vera “pace” sul pianeta.

È importante ricordare in questa analisi che i piani superiori non sono la fonte di questa “Vita”, ma stati o livelli vibrazionali di materia in cui l’anima può sentire quella Vita e impara a identificarsi con essa. È l’anima che sente queste energie superiori, le quali tuttavia fanno ancora parte dell’esperienza della coscienza piuttosto che della vita monadica in sé.

Possiamo chiarire questo punto con un’analogia. È possibile che il discepolo, polarizzato nella sua mente astratta, entri nei reami della buddhi, ma quest’esperienza sarà diversa dall’abbandonare realmente la mente per entrare nell’esperienza buddhica nudo - libero dalla veste di manas.

In modo analogo, un iniziato sotto il quinto grado è in grado di penetrare i reami della monade tramite il suo veicolo atmico, anche se può non avere la capacità di trasferire lì la sua identità. Infatti il prerequisito per essere in grado di esternarsi completamente sul piano fisico è infatti la capacità dell’anima di penetrare a queste altezze. A livello globale, questo è il motivo per cui è stato importante costruire l’antahkarana superiore tra la Gerarchia e Shamballa nello stesso momento in cui si è stabilito il ponte inferiore tra la Gerarchia e l’Umanità per fornire l’energia di Vita necessaria al processo di Esternazione.

Lo Sforzo permette all’anima, in quanto tale, di penetrare i misteri superiori percependo direttamente gli stati vibrazionali dei tre sottopiani superiori del piano cosmico fisico, ed anche di esternarsi tramite l’espressione diretta sui tre sottopiani inferiori. La resa permette all’anima di essere penetrata sia da energie superiori che inferiori, e di conseguenza fornisce un “velo di fuoco” per il trasferimento del superiore nell’inferiore e l’ascesa dell’inferiore nel superiore. Lo sforzo espande la coscienza in modo che sia in grado di penetrare e “illuminare” sempre più il terzo aspetto. La Resa permette alla coscienza di fare da canale per le energie inconsce e superconsce, per collegarle.

Resa e Sforzo insieme, ritmicamente applicate, creano un campo per la rivelazione di ciò che si trova più in profondità sia della coscienza che della materia: l’energia della Vita Stessa.

Un esempio pratico della differenza e della natura complementare di Sforzo e Resa, applicate al trasferimento d’identità dalla personalità all’anima:

Ci vien detto che arriverà un momento nella vita d’ogni discepolo in cui dovrà creare un’affermazione mentale che rappresenti la propria comprensione del Proposito Divino. Tramite lo studio e l’intuizione, il discepolo articola la sua migliore comprensione di questo Proposito. Procede poi a formulare la sua comprensione del Piano Divino e dell’intenzione Gerarchica per il ciclo attuale.

Sempre attraverso la ricerca, lo studio e l’intuizione egli può identificare la sua costituzione di raggio, l’affiliazione ashramica, il proposito animico, e quella parte di lavoro del Suo Maestro di cui si è assunto la responsabilità. Se estende questo processo, può identificare obiettivi specifici che intende attuare nel tempo e nello spazio (ad esempio nei prossimi dodici mesi), in armonia con il suo Piano e il suo Proposito. Poi utilizza tutte le sue risorse per far progredire il processo. Questo è un esempio di Sforzo.

D’altro canto ci è reso noto che il proposito fondamentale di Sanat Kumara è “sconosciuto, inaudibile e invisibile” . Non solo non lo conosciamo, ma non possiamo conoscerlo (anche se lo SIAMO), poiché ha vita essenziale ed è al di sopra della portata della nostra mente. In aggiunta, l’anima non ha un proposito: parte della sua natura essenziale è proposito. Non è possibile diventare qualcosa che non si è già, quindi il sentiero della Resa ci chiama a scoprire o svelare ciò che giace irrealizzato nel nucleo del nostro essere al di là del mondo spazio-temporale del divenire evolutivo.

Lo sforzo crea le condizioni per il dominio di un piano o di una sfera di attività. La resa crea le condizioni per l’entrata in quel piano di energie superiori e per l’uscita da esso dell’identità che la abita. Lo sforzo crea il gioiello. La resa permette la trasmissione di energia attraverso quel gioiello e il trasferimento di Vita da esso.

Eppure… è impossibile ottenere l’Essere con lo Sforzo, poiché l’Essere è la fonte di tutti gli Sforzi oltre a essere ciò per cui ci si sforza. È impossibile sperimentare l’Essere con la Resa, poiché l’Essere è la fonte di tutte le Rese oltre a essere ciò cui ci si arrende. Eppure... quando Sforzo e Resa si equilibrano e tutte le azioni (anche quelle sottili) cessano, allora l’Essere si comprende che l’essere è stato sempre presente. Il settimo giorno (e nel settimo piano contando verso l’alto) Dio riposa, e noi, uniti con Dio, riposiamo nell’Essere.

Aries offre l’opportunità di penetrare nella Volontà-di-essere tramite la dualità di Volontà e Proposito. Così, prima di programmare qualsiasi proseguimento di lavoro o nuove iniziative in questo plenilunio di Aries, considerate gli aspetti sintetici eppure dualistici dei sentieri dello Sforzo e della Resa, mentre cercate un allineamento effettivo con il Proposito Divino. Poi estraniatevi per un solo momento da entrambi e riposate nell’eternità onnipresente - la pura fonte dell’Essere.

Il Mantra della Vita

Non c’è anima.
Non c’è tempo.
Non c’è spazio.
C’è solo Vita.
Una Vita.
Questa Vita sono Io.
La mia volontà per tutti i miei sé minori,
è che mi conoscano nel loro nucleo centrale quale essenza,
inizio e fine della loro esistenza.
È così, come Vita Una, IO VIVO.
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