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Info
rilegatura: brossura
formato: 15 x 21 cm.
pagine: 576
ISBN: 978-88-6119-010-8
Editore: Il Libraio delle Stelle
Anno di pubblicazione: luglio 2008
Euro: 32.00
Approfondimenti
Prefazione
Indice dell'opera
La Grande Invocazione
Regole di Magia
Sintesi dell'opera
Altri libri consigliati
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L'Anima e il suo meccanismo
La Coscienza dell'Atomo
Trattato dei Sette Raggi
vol.1 Psicologia esoterica
Lettere sulla Meditazione Occulta
Il Ritorno del Cristo
Trattato dei Sette Raggi
vol. 4 Guarigione esoterica
Notizie sull'autore
Alice A. Bailey
Autobiografia incompiuta
Lucis Trust

STAMPA
Sintesi dell'opera << torna indietro
Questo testo è stato trasmesso dal Tibetano ad Alice Bailey con l’intento di farne un manuale per gli studenti anziani della Scuola Arcana, cioè per coloro che, superato lo stadio di aspirante, s’incamminano sul sentiero del discepolato. Il che implica non solo una conoscenza teorica delle antiche ed eterne dottrine della Religione Saggezza, ma anche una ferma volontà di tradurre in azione concreta quanto si è appreso.

È per questo che si mira a conseguire un controllo del corpo emotivo, dopo aver purificato il fisico con una dieta ed una condotta adeguata al fine che s’intende perseguire.

Come si ottiene il controllo del corpo astrale o dei desideri? Lasciandosi guidare da un principio superiore, cioè dalla mente illuminata dall’anima. A tal fine, il Tibetano riprende alcune regole di magia bianca già dettate nel “Trattato del Fuoco Cosmico” e le riferisce non più al processo evolutivo macrocosmico, bensì a quel microcosmo che è l’essere umano. Per analogia, il processo si ripete identico, così in alto come in basso.

Il processo magico a cui si allude, quindi, è quello operato dall’anima (altrimenti detta Angelo solare o principio divino in noi) nei confronti della personalità ancora dominata da istinti e passioni, attraverso un processo alchemico capace di trasformare il vile piombo in oro.

Tali precetti, espressi in forma di aforismi, necessitano di un commento che fornisca la chiave di lettura adatta a decrittare un testo di carattere ermetico per i profani.

È questo, appunto, il dono che un grande Maestro fa all’umanità contemporanea, per guidarla con amore ed infinita compassione sulla via della realizzazione interiore.

INTRODUZIONE

Prima di affrontare le tematiche in questione, lo studente deve aver chiari alcuni concetti fondamentali, senza i quali le sue conoscenze e le sue azioni saranno distorte.
Innanzitutto, non si deve tanto mitizzare la personalità dell’Istruttore (come avviene di regola per chi segue la via della bhakti o della devozione), quanto dare rilievo alle verità che egli rivela.
Si ricordi, inoltre, che la coscienza individuale si espande solo se le verità apprese vengono messe in pratica; non basta aver compreso razionalmente alcuni concetti.
Occorre poi intraprendere il sentiero con ferma perseveranza, non illudendosi di raggiungere senza sacrificio la meta stabilita.
Infine, l’insegnamento fornito non deve essere imposto o supinamente accettato, facendo appello al principio di autorità (ipse dixit) che appartiene ad epoche superate. Solo se risuonano nell’anima di chi legge ed ascolta tali dottrine possono essere accettate.
Del resto, l’Istruttore non è altro che un fratello più progredito, che intende aiutare chi è rimasto indietro e che ha sperimentato quanto afferma, non limitandosi a citare opinioni altrui.
Il tema affrontato è quello della magia dell’anima, da intendere come il sé individuale, diretta manifestazione del Sé universale.
Tale magia riguarda dei comportamenti che mettono in pratica le verità apprese. È la via intrapresa dall’uomo spirituale o dall’aspirante al discepolato accettato.

A tal fine, verranno commentate le 15 regole già date nel “Trattato del Fuoco cosmico”, evidenziandone non il valore universale, ma solo quanto può servire a stabilire un contatto con l’anima, destinata a dominare sulla personalità. Il fine è quadruplice: insegnare le leggi della psicologia spirituale, distinta da quella mentale ed emotiva oggi in auge; chiarire la natura dell’anima umana; dimostrare le relazioni tra il sé e gli involucri di cui si serve per prendere contatto col piano fisico; spiegare l’origine dei poteri supernormali e fornire le regole per usarli senza danno.

Occorre poi sgombrare la mente dalle idee di “mistero”, “occulto”, “miracolo”; tutto rientra nelle leggi di natura e ciò che appare contrario ad esse è solo un qualcosa di sconosciuto.

Ciò premesso, i potenziali lettori di questo libro saranno: i ricercatori dalla mente aperta che, pur restando agnostici, accetteranno in via ipotetica le nuove idee; gli aspiranti o i discepoli non animati da fede cieca, ma desiderosi di sperimentare gli insegnamenti, che intendono conoscere meglio se stessi, allo scopo di aiutare il prossimo; gli Iniziati che già conoscono molte di queste leggi e quindi possono intuirne meglio di altri le influenze che ne derivano sul piano fisico, emotivo e mentale.

L’insegnamento dei Maestri si fonda su quattro postulati fondamentali: l’esistenza di un’Energia o Vita che sottostà all’intera manifestazione transitoria e ne costituisce l’Origine; tale Vita fa emergere la coscienza, quando le polarità dello Spirito e della materia si uniscono al momento dell’individualizzazione o accendersi della mente nell’individuo; lo scopo della manifestazione cosmica è lo sviluppo della coscienza o rivelazione dell’anima, latente in ogni forma, tale sviluppo avviene in cicli susseguentisi, fino al ritorno consapevole nell’Uno.

È bene poi definire il significato di alcuni termini, per non ingenerare equivoci.

Occulto: si riferisce alla causa, alla forza, all’aspetto qualitativo che ha prodotto una manifestazione.

Legge: principio che regola in modo impersonale una forma in atto e che presuppone l’esistenza di un Essere superiore dotato di un proposito definito; quando contatta il sé superiore, l’individuo diviene cosciente della meta finale.
Psichico: forza che anima i regni naturali subumani e produce le forme, unendosi all’energia della materia; in tal modo, si sviluppa un’intelligenza embrionale nel regno minerale, vegetale e animale. Nell’uomo, tale forza, unita allo spirito, produce l’anima dotata di poteri superiori, quali l’autocoscienza ed il libero arbitrio.

Sviluppo: a contatto con la materia, l’anima si sviluppa fino a raggiungere le qualità proprie dell’essere umano.

Conoscenza: può essere teorica, se fondata sull’autorità; discriminante, se usa il metodo della ricerca scientifica; intuitiva, quando si colgono barlumi dell’onniscienza dell’anima.

I TRE ASPETTI DELL’UOMO

La comprensione di se stessi permette, per analogia, di intuire il mistero della divinità. La triplicità di Spirito, anima e corpo esiste come in alto così in basso.

L’energia che anima l’essere umano è simbolo dello Spirito, che ha relazione col cervello, col cuore e con l’apparato respiratorio.

Il sistema nervoso collega l’uomo all’ambiente ed è simbolo dell’anima, la natura emotiva o astrale che differenzia gli individui per il loro carattere.

Il corpo fisico è l’espressione più esterna e concreta dei due principi superiori; formato da atomi e cellule con una loro coscienza, si collega al corpo eterico o vitale tramite la milza.

Il tutto però è coordinato: il 3 nell’1 e l’1 nel 3, Dio nella natura e questa in Dio. La prova che tutto è in comunicazione ce l’ha fornita anche la scienza con l’esperimento EPR (Einstein, Podolsky, Rosen) che ha svelato l’esistenza dell’anima mundi, complesso sistema sensorio unificante il tutto. Altro esperimento è stato quello della cosiddetta “risonanza morfica”.

Spirito ed energia, dunque, sono sinonimi; su questa base, si può tentare una riconciliazione tra scienza e religione.

Infatti, la Vita si manifesta in tre aspetti: energia, forza e materia. L’energia è la Volontà che porta alla manifestazione, la forza è il principio di coesione delle qualità di ciascun essere e la materia attiene al mondo dei fenomeni.

Non si può definire la natura dello Spirito o di Dio, finché non si abbia coscienza dell’anima e si sia sviluppata l’intuizione che può arrivare all’Uno senza forma.

Qualcosa, invece, può dirsi dell’anima, la qualità inerente ad ogni forma manifestata, la sua natura essenziale, che differenzia un aspetto dall’altro. Essa collega spirito e materia, è il principio cristico mediatore, l’agente di coesione, il costruttore della forma, la forza dello sviluppo evolutivo che si esprime in modo diverso nei vari regni, ma con uno stesso fine.

L’anima costringe la materia ad assumere certe forme, ponendole in uno stato vibratorio, e rappresenta il loro fattore cosciente.

Nell’uomo si scinde in anima animale ( in sanscrito: “manas” inferiore, “kama manas”) e anima superiore (“buddhi manas”).

Si distingue allora la semplice coscienza, propria della materia stessa quando è fecondata dallo Spirito, dalla coscienza intelligente e senziente dei regni minerale e vegetale, dalla coscienza animale, da quella umana con le sue differenziazioni (istintualità, ragionevolezza, spiritualità), da quella di gruppo che si estende dalla cerchia dei discepoli a quella planetaria. Come il corpo, anche l’anima è triplice: volontà spirituale che ci permette di cooperare al piano divino, amore spirituale o principio inclusivo, ed intelligenza della personalità.

L’anima media tra la Monade e la personalità. La personalità contatta l’anima durante la meditazione (fenomeno della “luce nella testa”), grazie allo sviluppo mentale.

L’anima è destinata a morire e si dissolve nella Monade, quando riesce ad includere nella propria coscienza il Tutto.

Il corpo fisico è formato da molte parti, tutte correlate a formare un organismo. Anch’esso è triplice: la testa connessa allo spirito, il tronco analogo all’anima e la parte inferiore.

Infatti, la testa e la struttura scheletrica si riferiscono alla parte fisica più densa; i vasi sanguigni ed il sistema circolatorio richiamano la funzione dell’anima che vitalizza la forma; infine, il sistema nervoso con la sua sottile rete di connessioni simboleggia le funzioni assolte dallo Spirito.

Il corpo vitale o eterico collega la totalità dell’organismo.
L’essere umano è sensibile alle energie provenienti dall’etere planetario, dalle costellazioni zodiacali, e dalle forze cosmiche che giungono nel sistema solare. Esso è collegato all’anima attraverso 7 punti focali (chakra), in cui si condensano le due energie di volontà ed amore (atma e buddhi). Quindi, è un mezzo che permette ai princìpi superiori di collegarsi con la materia, ma non è dissociato dall’anima e dallo spirito.

REGOLA UNO

“L’Angelo solare si raccoglie, non disperde la sua forza, ma in profonda meditazione comunica con il suo riflesso.”

Presupposti fondamentali.

Scopo di questo trattato è quello di favorire l’interiorizzazione, che permette di stabilire il contatto col vero sé. Dopo di ciò, si è pronti per l’iniziazione. Prima, bisogna saper distinguere tra sé reale e sé illusorio ed avere idea dei veri valori.
Meglio procedere con uno sforzo costante, piuttosto che affidarsi a slanci entusiastici, ma poco durevoli.
La pratica della meditazione è di valido aiuto; all’inizio, ci si allena ad essa applicando la mente alle azioni quotidiane.
Le antiche dottrine sulla costituzione dell’uomo aiutano a comprendere la propria natura, ma poi occorre dominare la personalità, essere consapevoli delle forze che ci circondano e sviluppare i poteri latenti che donano equilibrio. Il primo passo da compiere è stabilire una comunicazione con l’anima e fissare nel cervello le impressioni provenienti dallo spirito, evitando reazioni emotive ed interferenze mentali inferiori. Ciò è favorito dall’abitudine ad un costante raccoglimento interiore, che ci rende consapevoli della realtà dell’anima e di come questa vitalizzi i suoi veicoli (mentale, emotivo e fisico), collegandoli al cervello attraverso il “sutratma” o filo di vita.

Il discepolo che inizia il cammino interiore è colui che è vissuto nel mondo e se ne è distaccato, perché insoddisfatto. La sua mente si apre agli appelli dell’anima, sviluppa l’intuizione e scopre nuove realtà sul piano eterico, astrale e mentale. Consapevole di ciò che lo limita, controlla desideri e pensieri, fino a prendere coscienza del sé. Dopo un periodo di transizione più o meno travagliato, si entra in contatto con un gruppo di discepoli ed un Maestro, con cui inizia una collaborazione ed il servizio al prossimo.

La Via del discepolo.

Il mago bianco è colui che, collegato coscientemente al suo Ego o Angelo solare, è consapevole del piano divino. La vera magia opera dall’alto in basso, come risultato di una vibrazione proveniente dal Pitri solare o sé divino nell’uomo, che viene inviata alla propria “ombra” o ai veicoli inferiori.

Il collegamento con i livelli superiori segue ritmi e cicli, durante i quali si riconoscono gli impulsi superiori attraverso sogni e nobili aspirazioni. Per ricevere tali impulsi, bisogna controllare l’astrale, evitando preoccupazioni e ansietà, e dominare il mentale, allontanando pregiudizi ed orgoglio. Ciò si ottiene con una sorveglianza costante.

La prima regola, quindi, allude alla capacità che l’Angelo solare o Ego ha di comunicare col suo riflesso, cioè con la mente dell’uomo.

REGOLA DUE


“Quando l’ombra ha risposto, nella meditazione profonda il lavoro procede. La luce inferiore è proiettata verso l’alto; la luce maggiore illumina i tre, e il lavoro dei quattro procede.”

Ostacoli agli studi occulti.

Quali sono le “luci” a cui si allude in questa regola? Esaminiamo prima quella “maggiore”, perché la conoscenza occulta procede dall’alto in basso, dall’universale al particolare.

La luce maggiore è quella dell’anima che tende ad illuminare la triplice personalità (mentale, emotiva e fisica). Scopo della meditazione, infatti, è quello di collegare mente e cervello con l’anima. Tuttavia, a ciò si oppongono degli ostacoli.

Il primo è costituito dalla giovinezza dell’Occidente che non conosce i ritmi più pacati dell’Oriente e che ignora le conoscenze occulte diffuse in India da migliaia di anni; qui operano Grandi Esseri che pèrmeano l’ambiente con le loro potenti vibrazioni, influendo sull’eterico dei luoghi e della popolazione. Comunque, Maestri, Iniziati e discepoli stanno lavorando per colmare le differenze tra i due mondi.

Il secondo ostacolo è dato dall’eccessivo sviluppo della mente concreta che impedisce all’illuminazione superiore di fluire verso il basso. Per questo, occorre dominare la mente e saper distinguere l’irreale dal reale; allora, non prevarrà la separazione egoistica e si diffonderà uno spirito di coesione ed amore.

Il terzo ostacolo è prodotto dall’eccessiva importanza che si attribuisce al lato materiale della vita; il che comporta un’errata comprensione del futuro, che viene negato come aldilà. Del resto, la scienza non considera il mondo dello spirito e la religione diffonde idee vaghe in proposito. Per questo, l’umanità è portata a deificare ciò che può soddisfare le emozioni o la mente inferiore. Tuttavia, il dolore e la delusione insegnano a distinguere i veri valori.

Il quarto ostacolo è rappresentato dal corpo fisico nutrito con alimenti e bevande che lo aggravano e l’intossicano. Per questo, si consiglia una dieta vegetariana ed una vita salutare all’aria e al sole.

Superamento degli ostacoli.

Innanzitutto, occorre svolgere in modo responsabile il proprio dovere, aderendo alla più alta forma di verità che ci è dato conoscere. Poi, si dovrebbe accettare in modo sereno le difficoltà che la vita ci presenta. Infine, si può tentare di fondere gli opposti in una sintesi superiore ed equilibratrice, così da percorrere il “sentiero di mezzo”.

L’Angelo solare o Ego o Anima è collegato con la Monade, ma tende a stabilire contatti con i veicoli inferiori. È grazie ai principi superiori che, all’epoca di Lemuria, è stato immesso nell’animale-uomo il principio mentale: ora, si verificherà un nuovo balzo evolutivo, quando la mente razionale e la mente astratta si fonderanno, sviluppando il principio dell’Amore. L’uomo si identificherà con l’anima e nel mondo avverranno grandi cambiamenti che porteranno all’avvento del Regno di Dio.

REGOLA TRE

“L’energia circola. Il punto di luce, prodotto dal lavoro dei quattro, aumenta e cresce. Le miriadi si raccolgono attorno al suo ardente calore fintanto che la luce non recede. Il suo fuoco impallidisce. Viene allora emesso il secondo suono.”

Luce dell’anima e luce del corpo.

L’essere umano può agire come anima incarnata; cioè, essere guidato dalla luce dell’anima. Durante la meditazione, si arriva a percepire nella testa un punto di luce, che rappresenta un riflesso nel fisico di quanto è avvenuto a livello mentale. L’anima ha stabilito un contatto con la mente e col cervello umano, immettendovi una forma-pensiero che gli permette d’intuire in modo embrionale quale Piano divino sia stato concepito per la Terra e quale compito si debba svolgere individualmente. Sorge così l’idea di unità della Vita, di fratellanza e l’esigenza di esplicare un servizio per i propri simili.

Se non vi sono impedimenti dovuti a resistenze della personalità, l’impulso dell’anima scorre attraverso il “sutratma” o “filo di vita”, il cui riflesso fisico è costituito dal midollo spinale, al cui interno si collocano i 7 centri di energia detti “chakra”. In tal modo, l’energia animica influenza i suoi strumenti (mentale, emotivo, vitale e fisico) che agiscono all’unisono, senza resistenze ed interferenze. In quest’azione, una parte importante è svolta dal plesso solare che unifica le energie dei centri sotto il diaframma, elevandole verso l’alto. Quindi, l’impulso discendente dell’Ego si combina con quello ascendente della personalità. Così, il punto di luce immesso nell’uomo nel momento dell’individualizzazione si espande fino ad illuminare tutto l’essere composto da miriadi di atomi. A questo livello, l’individuo emana una forza benefica che è avvertita da chi abbia un minimo di sensibilità. Tale forza agisce in modo positivo anche sui regni subumani, affrettandone l’evoluzione. Per favorire tale stato di cose, occorre un costante controllo di pensieri, parole ed azioni, in modo da renderli sempre positivi e costruttivi, avendo fiducia nella Legge di evoluzione universale ed anteponendo l’interesse collettivo a quello personale. Si collabora così all’opera perseguita dalla Grande Loggia Bianca, che lavora per l’evoluzione dell’umanità.

La fusione della luce maggiore dell’anima con quella minore dei suoi tre veicoli col tempo è prodotta a volontà, anche con l’aiuto di Parole segrete, definite “il secondo suono”; si vive allora lo stato di “samadhi” o perfetta beatitudine, non più condizionati dai limiti della personalità.

Principi e personalità.

Le vie che conducono alla realizzazione sono quelle seguite dal mistico, che privilegia l’Amore, e dall’occultista, che è attirato dalla conoscenza. Questi due sentieri sono complementari e debbono fondersi nell’individuo perfetto. I discepoli seguono l’uno o l’altro, condizionati dal proprio raggio, dal livello evolutivo, dalle influenze astrologiche, dal karma. È bene astenersi dal giudizio e fidare nelle infallibili leggi dell’evoluzione, tese ad un’unica Meta gloriosa. I princìpi che muovono il cosmo sono eterni e riflettono l’attività del Logos che, in questa manifestazione, è mosso dall’Amore-Saggezza. Le singole personalità seguono itinerari diversi nel tempo e nello spazio, addirittura, a volte, sembrano ostacolare l’attuazione del Piano divino, ma occorre coltivare una visione sintetica ed intuire lo scopo finale dell’intero processo cosmico che condurrà alla fusione degli opposti.

REGOLA QUATTRO

“Suono, luce, vibrazione e forma si uniscono e fondono, e uno è il lavoro. Esso procede secondo la legge e nulla può impedirne il progresso. L’uomo respira profondamente. Concentra le sue forze ed emana, dirigendola, la forma pensiero.”

L’opera creativa del suono.

Il lavoro condotto sul piano mentale utilizza energie cosmiche ed ha il potere di costruire forme-pensiero in grado di modificare il comportamento di un individuo o di influire sull’ambiente.

Affinché tale potere non si trasformi in energia distruttiva, occorre che sia l’anima, cioè il potere superiore in ognuno di noi, a dirigere l’operazione magica. Bisogna, infatti, agire in modo impersonale, non dominati da desideri ed impulsi di natura inferiore.

Il suono a cui si fa riferimento è la formula o “parola di potere” comunicata dall’anima; per far ciò, occorre concentrarsi sull’udito interiore o eterico; essa possiede una sua nota peculiare che deve accordarsi con quella della personalità. La mente intanto si focalizza sull’AUM od OM, pronunciato all’inizio in modo udibile e poi solo mentalmente.

Se pronunciato correttamente, l’OM dissolve le scorie del corpo mentale, emotivo e fisico. Così, si diviene ricettivi alle idee che i Maestri attingono dalla Mente universale, distribuendole ai vari gruppi di iniziati e discepoli che le useranno per cambiare il mondo.

Quando si invita a meditare in silenzio, si allude alla necessità non solo di isolarsi dai rumori esterni, ma anche alla capacità di far tacere il richiamo della natura inferiore.

La parola possiede lo stesso potere usato dalla Vita Una, allorché diede origine al processo creativo per mezzo del Suono primordiale, oppure dall’Ego quando, in procinto d’incarnarsi, si crea un corpo di manifestazione. Quindi, occorre riflettere prima di parlare, essere consci del potere costruttivo e distruttivo del suono.

La luce, a sua volta, si riferisce all’effetto prodotto dal suono. Essa permette di conoscere la realtà delle cose, è una sorgente di rivelazione. Così, l’operatore magico crea forme-pensiero che illuminano coloro che brancolano nell’oscurità dell’ignoranza.

La vibrazione significa che il messaggio dell’anima è fatto risuonare e ciò accade finché il suo creatore (Logos solare, Angelo solare, essere umano o altro) lo mantiene in vita col proprio pensiero, suono, intelligenza. Lo spirito, quindi, può essere assimilato al suono, l’anima alla luce. La vibrazione, attivata dal suono e dalla luce, produce una reazione nella materia prima sorda e passiva. È così che gli atomi si aggregano fino a formare organismi, consapevoli all’inizio solo dell’ambiente e di se stessi, poi desiderosi di comprendere la loro Origine e di tornare ad essa. Quando gli allettamenti del mondo fenomenico perdono la loro attrattiva per monotonia, allora l’individuo si rivolge all’interno, scopre il sé divino e sviluppa sensi più sottili di quelli fisici che lo mettono in contatto con i mondi soggettivi.

Una volta che l’opera abbia avuto inizio, si può essere certi che verrà portata a termine; nulla può ostacolarla.

La scienza del respiro.

Molti credono di conoscere la pratica del “pranayama”, cioè la regolamentazione del respiro. L’ hatha yoga, però, si limita a controllare il processo dell’inalazione, della ritenzione e dell’espirazione.

In realtà, qui si mira a qualcosa di più elevato, cioè a collegare l’uomo con la vita pulsante di Dio per mezzo del distacco e del riorientamento o integrazione della forma nell’Essere.

Pertanto, quando nella meditazione profonda ci si concentra sul respiro, nella fase dell’inalazione, bisogna pensare di trarre dall’anima il principio vitale per riportare alla sorgente i veicoli mentale, emotivo e fisico, attivando i centri di forza (chakra).

Quando si trattiene il respiro, si deve far silenzio in noi e passare allo stadio della contemplazione, ritirandosi dai tre mondi (mentale, emotivo e fisico) ed elevando le energie nella zona della testa.

Infine, nell’espirazione, si emana la forma-pensiero percepita in meditazione, filtrata dalla mente e trasmessa al cervello, dirigendola nel mondo fenomenico. L’anima manifesta il suo potere nel mondo oggettivo così come la Vita Una ha prodotto il cosmo fisico. La fase dell’ideazione, infatti, è seguita da una creazione. Questa è la scienza del lavoro magico, prodotto coscientemente con la materia del piano mentale.

Solo ora ci si rende conto della responsabilità che tale azione comporta. È per questo che s’insiste sulla purificazione dei veicoli e sul controllo del movente che induce ad operare.

REGOLA CINQUE

“Tre cose impegnano l’Angelo solare prima che l’involucro creato discenda: la condizione delle acque, l’immunità di colui che così crea, la contemplazione stabile. Così cuore, gola, occhio sono uniti nel triplice servizio.”

L’anima e le sue forme-pensiero.

Chi crea una forma-pensiero deve porre attenzione a tre fattori, per riuscire nel suo intento e non ricevere danno.

Il primo di essi è “la condizione delle acque”, cioè lo stato emotivo; infatti, la forma mentale deve rivestirsi di sostanza astrale che poi si manifesterà sul piano fisico. Ora, se si è dominati dall’egoismo, la forma-pensiero è assorbita dal corpo astrale più potente della debole immagine costruita mentalmente. Ciò vale per il singolo, ma anche per il gruppo in cui si opera e per la forma emotiva planetaria, soggetta a paure, aspettative, dubbi. Pertanto, occorre coltivare la calma, la sicurezza e la retta aspirazione.

Il secondo fattore è quello di tutelare la propria immunità, evitando di elaborare forme-pensiero ossessive che ristagnano sul piano mentale, provocando alienazione ed impedendo alla luce dell’anima di rischiarare tale annebbiamento. Lo stesso dìcasi per pensieri di odio, invidia, gelosia che distruggono chi li coltiva. Ci si può liberare da essi solo coltivando virtù di segno opposto. Il terzo elemento da assicurare è la contemplazione stabile, cioè la capacità di osservare stabilmente la forma creata mentalmente, infondendole la propria forza vitale, per renderla operativa nel mondo fenomenico.

Cuore, gola, occhio.

Soprattutto questi sono i centri che devono essere dominati ed usati in modo corretto, per poter creare sui piani sottili. Quelli nella testa esprimono l’aspetto Volontà, quello del cuore l’Amore-Saggezza, quello della gola l’Intelligenza attiva.

Il corpo vitale o eterico possiede 7 centri di forza (chakra); 3 sono sotto il diaframma: base della spina dorsale, sacrale, plesso solare; 4 sopra il diaframma: cuore, gola, tra gli occhi e nella testa.

Devono essere risvegliati, trasferendo energia dal basso in alto ed attivando quelli nella testa con la volontà. Così si purificano i corpi che l’anima usa come strumenti. Ciò avviene con la meditazione e rafforzando il proposito. Sublimando l’energia del centro sacrale, la forza creativa può operare nei livelli superiori e formare gli archetipi di un mondo nuovo. Così quella del plesso solare, portata nel cuore, sviluppa l’amore per l’umanità ed il desiderio di servire.

Occorre però procedere lentamente e consapevolmente, sia a livello mentale che spirituale, per non divenire superstiziosi, fanatici, vittime dell’astralismo o stimolare in modo abnorme alcuni centri a discapito di altri.

Il Risveglio dei centri.

Come si può risvegliare e coordinare i vari centri? Formando il giusto carattere, dando all’anima il potere di governare; badando che il movente che ci spinge all’azione sia puro, cioè scevro da personalismi; praticando la meditazione non finalizzata all’acquisto di poteri, ma all’ampliamento di coscienza ed al servizio del prossimo; esercitando un controllo sul respiro, per rafforzare l’organismo e purificare la psiche con l’afflusso di prana, elemento base dell’aria inspirata ed espirata; dirigendo il pensiero sui centri superiori, per non rafforzare quelli più bassi.

Alcune semplici regole pratiche dovrebbero essere applicate quotidianamente: rafforzare la volontà, formulando un nobile proposito; non identificarsi con i veicoli più esteriori, ma come anima che abita al loro interno e può dirigerli e dominarli.

REGOLA SEI

“I deva dei quattro inferiori sentono la forza quando l’occhio si apre; essi sono espulsi e perdono il loro maestro.”

Il lavoro dell’occhio.

Non è solo l’individuo a contemplare durante la meditazione, ma lo è anche l’Angelo solare o Anima e ciò avviene quando fissa la Luce Suprema o la Vita ed Energia centrale a cui tende ogni essere; quando osserva il proprio mondo, da cui provengono gli impulsi egoici, a cui attingono la Gerarchia ed i Maestri per dirigere l’evoluzione planetaria; quando osserva il suo riflesso nei tre mondi (mentale, astrale e fisico).

L’atto contemplativo produce il risveglio dei centri superiori, di cui quello tra le sopracciglia o “terzo occhio” svolge una funzione peculiare, frutto dell’interazione tra le forze dell’anima e quelle della personalità. Esse producono il fenomeno della “luce nella testa” o sole spirituale.

L’attivazione del terzo occhio permette di vedere, dietro il velo delle forme, l’anima delle cose, la luce celata, la radianza nascosta; di focalizzare la forza necessaria al lavoro magico; di distruggere ciò che va purificato e dominato.

Pertanto, gli elementali o deva della personalità (fisico, eterico, astrale e mentale) sono disciplinati dall’anima.

Si focalizzi quindi l’intenzione nella testa e la si diriga al centro da usare, tramite il terzo occhio, potenziando l’energia con la volontà.

REGOLA SETTE

“Sul piano dove il potere vitale deve essere cercato, la dualità delle forze appare; i due sentieri si aprono di fronte all’Angelo solare; i poli vibrano. Colui che medita è invitato ad una scelta.”

Il campo di battaglia del piano astrale.

Il piano astrale è immerso nella nebbia e presenta forme mutevoli e disordinate. Bisogna saper discernere l’illusione e l’impermanenza di questo livello, che comprende tutte le forme assunte dai desideri dell’umanità e delle forme subumane, nonché la storia emotiva del passato (o “memoria akascica”), da una realtà superiore.

Nella Baghavad Ghita, tale piano è paragonato ad un campo di battaglia in cui Arjuna (= il discepolo), guidato da Krishna (= l’anima), deve sconfiggere i suoi nemici. Chi supera la prova, trova un equilibrio prima sconosciuto.

I due sentieri.

È il momento di fare una scelta tra la volontà divina e quella egoistica, se non si vuole restare prigionieri della ruota della rinascita. La lotta è dura, lunga e difficile: si percorre un sentiero sottile come la lama di un rasoio, il “nobile sentiero di mezzo” indicato dal Buddha.

Se si usa il discernimento ed il dovuto distacco, si acquista il “potere vitale” che attiverà il terzo occhio. Allora, la visione sarà chiara e si effettueranno le giuste scelte. Mantenendo la concentrazione nella testa, dove s’incontrano le forze del corpo e le correnti spirituali, si otterrà non solo il dominio dell’astrale, ma anche del mentale, perché sarà l’anima a guidare l’individuo. A questo punto, si può cooperare con la Fratellanza Bianca per attuare il piano divino nel mondo.

REGOLA OTTO

“Gli Agnisurya rispondono al suono. Flusso e riflusso delle acque. Si guardi il mago dall’annegare nel punto in cui terra ed acqua si uniscono. Quel punto intermedio, né secco né umido, è il luogo dove poggiare i piedi. Quando acqua, terra ed aria si uniscono, quello è il luogo dove l’opera magica deve compiersi.”

Tipi di forza astrale.

L’anima deve imparare ad usare il corpo astrale per operare magicamente, usando la forza del desiderio secondo il piano divino. Gli “Agnisurya” costituiscono la sostanza vivente del piano astrale e vanno soggiogati per trascendere l’illusione.

Tre sono le forze operanti nell’astrale: quella del desiderio egoistico; quella della paura che non va alimentata, coscienti della nostra natura superiore; quella dell’attrazione sessuale radicata nella materia, potenziata dalle emozioni e dalla mente.

Tutte sono controllabili dall’onnipotenza dell’anima.


Flusso e riflusso ciclico.

Quella dei cicli è una delle Leggi fondamentali della creazione nel suo processo evolutivo. L’alternanza di periodi di luce ed oscurità è propria anche dell’anima nei suoi contatti col piano fisico, astrale e mentale. Ciò dura molte vite, finché affiora la volontà di dominare questo processo apparentemente inarrestabile.

Per incarnarsi con un proposito cosciente e per ritirarsi poi nel proprio centro, bisogna ancorare la coscienza nell’anima e non oscillare tra forma e spirito.

Rendendosi conto della propria divinità, si accetta la limitazione della forma per conoscere il mondo fenomenico e per servire; collegata la personalità all’anima, ci si ancora nel centro della testa, il punto di mezzo dove l’aria (coscienza dell’anima), l’acqua (natura emotiva) e terra (piano fisico) s’incontrano.

Se ci si invischia nelle esperienze psichiche inferiori, si rischia di “annegare”. Il punto in cui terra ed acqua s’incontrano è il plesso solare; quello dove s’uniscono terra, acqua e aria è la testa. Quindi, il lavoro da compiere è di elevare la personalità mentre l’anima discende, trovando un punto d’incontro, di equilibrio tra le varie forze ed energie operanti in noi.

Qui è il luogo del fuoco, il piano della mente che stabilisce il contatto tra impulsi dell’anima e cervello fisico.

L’attività coordinata dei tre fattori produce una forma-pensiero nella testa che va poi indirizzata agli strumenti in grado di attuarla: l’occhio destro (energia spirituale), il centro della gola (la Parola e l’aspetto animico), le mani (energia creativa).

Il mago bianco, infatti, opera con gli occhi aperti, con le parole di potere e con le mani che distribuiscono energia.

REGOLA NOVE

“Segue la condensazione. Fuoco e acqua s’incontrano. La forma si gonfia e cresce. Che il mago ponga la forma sul giusto sentiero.”

Necessità di purezza.

La forma creata dall’impulso mentale avrà caratteristiche impure, se il movente dell’azione è un desiderio personale, anche se di tipo elevato. Occorre, quindi, che le limitazioni fisiche, emotive e mentali siano trascese, ma per fare ciò bisogna disfarsi del corpo causale.

La purezza assoluta è un punto d’arrivo. All’inizio, è sufficiente riorientare il desiderio e riconoscere i propri difetti, stabilizzando le abitudini corrette. Nel mondo, l’egoismo è ancora un fattore dominante, ma i Grandi Esseri operano per mezzo dei loro discepoli, al fine di trasmettere il proposito che attuerà il Piano divino. Dobbiamo collaborare con loro, dimenticando interessi individuali e trascurando le reazioni della personalità.

Forme fondamentali.

Una forma prende vita se, pensata sul piano mentale ed animata dall’energia del desiderio, è volta in una direzione specifica.

Esiste la forma della personalità, cioè il veicolo di materia fisica, astrale e mentale che permette all’anima il contatto col mondo. Tale forma è grezza ma, disciplinando la mente, trasmutando le emozioni e curando la purezza del fisico con l’alimentazione e la condotta, i corpi più densi in sette anni possono rinnovarsi.

C’è poi la forma dell’ambiente. Quando si eleva la propria vibrazione, si entra in dissonanza con quanto ci circonda. Si vive un periodo di sofferenza e di solitudine, come sospesi tra materia e spirito.

La forma del devoto può essere costituita da un attaccamento di tipo fisico, astrale o mentale. Salendo di piano, però, tali legami si dissolvono, non senza soffrire.

La forma del corpo causale, cioè quella propria del veicolo della coscienza superiore, è l’ultima ad essere distrutta. Solo allora ci si rende conto dell’impermanenza di ogni cosa e dello Spirito divino in noi. Privi di ogni sostegno (amici, Maestri, dottrine, ambiente), possiamo costruire una forma permanente adeguata al nuovo stato.

Come si vede, il cosiddetto “sentiero della mano destra” e quello della “mano sinistra” all’inizio presentano punti di contatto, ma il proposito che anima l’azione finirà per distinguerli.

È per questo che, cooperando col Maestro divino, costruendo forme-pensiero solo sul piano mentale ed orientandole nella giusta direzione, non si è dominati dalle proprie creazioni.

Così opera il mago bianco, percorrendo il sentiero della mano destra che conduce dalla forma alla vita, dalla materialità ad un livello di coscienza sempre più ampio.

REGOLA DIECI

“Via via che le acque bagnano la forma creata, esse vengono assorbite e usate. La forma cresce in forza; continui il mago in tal guisa, finché il lavoro sia sufficiente. Cessi allora l’opera dei costruttori esterni e subentri il ciclo dei lavoratori interiori .”

Costruzione della forma pensiero.

Esiste un’analogia tra micro e macrocosmo; per cui, come dalla Mente divina (di cui ancora non possiamo dare definizioni) emana un cosmo, preceduto da un atto di volontà e da un preciso desiderio, così dalla mente umana scaturisce una forma pensiero.

Le acque, sia quelle “dello spazio” che quelle “inferiori”, sono simbolo del desiderio e svolgono un ruolo attivo nella costruzione della forma, se divengono sufficientemente potenti.

Ora, la “forma” dell’umanità è completa; non resta che far nascere l’anima in questo quarto regno, così da fondare un mondo che rispecchi le leggi dello spirito. Questo è il compito della Gerarchia che opera attraverso discepoli ed aspiranti creativi.

L’umanità è immersa in un vortice di desideri che può apparire caotico; in realtà, ciò costituisce l’annuncio di un nuovo mondo, che troverà espressione nei tempi dovuti.

Tutto si costruisce facendo ricorso prima ai “costruttori esterni”, cioè alle forze della volontà e del desiderio e poi a quelli “interni”, cioè alla forza dinamica che sfocia nella manifestazione.

La durata del prodotto dipende dalla potenza impiegata nell’atto creativo. Tutto, comunque, segue un ciclo di costruzione, esecuzione e disintegrazione. Ciò vale per un sistema solare opera di un Logos; per un individuo, frutto di energie spirituali, animiche e di forze materiali; per le forme-pensiero emanate da un pensatore.

Ad operare è sempre la sostanza mentale, ma occorre saperla dominare, percependo con chiarezza ciò che si vuole creare e l’obiettivo da raggiungere.

Centri, energie e raggi.

L’argomento è complesso e va solo accennato, fin quando, stabilito il contatto con l’anima, si perverrà ad una conoscenza più dettagliata.
Si può dire che l’individuo, l’ambiente circostante, il pianeta, il sistema solare ed il cosmo intero sono attraversati da una rete fittissima di forze ed energie di varia natura che producono influenze specifiche, abbassando ed innalzando la vibrazione degli atomi e delle cellule costituenti ogni corpo, sia esso visibile o invisibile. Sono queste forze o energie che regolano la legge di attrazione e repulsione, che producono sensazioni armoniche o disarmoniche. In tutto ciò i centri o “chakra” (sia i sette noti che altri minori) svolgono un ruolo determinante: vitalizzano il fisico, permettono lo sviluppo dell’autocoscienza, trasmettono energie spirituali.

Non si può, tuttavia, generalizzare, perché per ogni raggio esistono regole e metodi diversi. Comunque, il corpo eterico è il mezzo di trasmissione di tali energie; esso pervade il tutto e coordina l’intera manifestazione. È necessario, però, che l’eterico sia vitale e che i centri non siano ostruiti. Allora, il regno umano potrà trasmettere energia ai regni inferiori, come la Gerarchia fa con l’umanità, abbassando la frequenza vibratoria dei campi energetici e trasmutandoli in forze che vengono recepite in modo benefico.

Energia astrale e paura.

L’umanità attuale è polarizzata sul piano astrale; ciò è causa di sofferenze ed errate percezioni, che potrebbero essere eliminate, se ci si focalizzasse sull’anima.

Tenendo presente che l’energia astrale di un individuo è collegata a quella propria del Logos planetario, solare e cosmico, si comprende come si possa essere condizionati da esperienze molteplici che agiscono sull’eterico e sul fisico.

L’attività astrale si manifesta spesso come paura; il senso di imprigionamento, di limitazione, di inadeguatezza è radicato nell’anima senziente e nel subconscio. La paura della morte può essere vinta, se non ci identifichiamo con la forma passeggera, ma col principio immortale. Così la paura del futuro è dovuta ad errate immaginazioni e processi mentali che attingono a memorie istintive affioranti da ère lontane. Per quanto riguarda la paura del dolore fisico e dell’insuccesso, la causa è da ricercarsi nell’identificazione con la forma esteriore e con la personalità, piuttosto che con la parte eterna, onnisciente e divina.

Lo stesso dicasi per la depressione, male del secolo come l’euforìa, suo opposto. Qui intercorrono influssi astrologici e fattori psicologici che colpiscono i più sensibili e poi si diffondono nella massa.

Uso corretto dell’energia.

Per comprendere come usare e dirigere le energie, dobbiamo prima sapere con quali forze entriamo in contatto.

Vivendo sul pianeta, subiamo l’influsso del corpo astrale della Terra che potrebbe avere effetti nefasti, se non fossimo protetti dalla nostra controparte divina. Vi sono poi gusci astrali di pianeti in via di dissoluzione e, all’opposto, le forme astrali di mondi in formazione (corrispondenze macrocosmiche dei gusci dei trapassati e degli astrali di chi è prossimo a reincarnarsi).

Il potere di questi antichi mondi alimenta le crudeltà e le perversioni, ma non avrebbe effetto, se non trovasse una corrispondenza negli istinti umani; comunque, va attenuandosi col tempo.

Del resto, sta prendendo forma eterica una grande Vita che eliminerà dal mondo l’egoismo ed il nazionalismo. Energie equilibratrici sono anche quelle provenienti dal segno zodiacale dell’Acquario, sempre più evidenti nei secoli a venire.

Seppur deboli, si avvertono le energie che emanano dal cuore del Logos solare. Si registra infine l’influenza dell’astrale collettivo, che può agire in bene o in male.

Di fronte a tanti stimoli, l’astrale individuale può rispondere, limitarsi a registrarli, o rifiutarli. In rari casi, si riesce ad isolarsi a volontà da qualsiasi influsso.

La regola sarebbe quella di saper distinguere gli impulsi che si originano dalla forma rispetto alle emanazioni dell’anima e poi cercare di non nuocere. Più che isolarsi, costruendo barriere protettive che alimentano la separatività tra gli esseri, bisognerebbe non nutrire ostilità di sorta, attrarre solo il positivo ed usarlo a beneficio altrui, oppure assorbire e trasmutare le vibrazioni errate che, divenute innocue, possono essere rinviate al mittente.

Quindi, dicendo, pensando e desiderando il bene, non solo non danneggiamo alcuno, ma favoriamo il risveglio di chi è ancora nell’errore.

L’Età presente e il futuro.

Nell’attuale periodo di transizione, è sempre più necessario non resistere agli eventi (concentrandosi su di essi, li si potenzia), ma rivolgersi al sé superiore, facendo fluire le sue energie verso la personalità e l’ambiente in cui si vive.

Il lavoro deve essere compiuto con calma, senza fretta, consapevoli che a periodi favorevoli si alternano altri di stasi.

Bisogna fidare nell’avvento di una religione universale, priva di dogmi e di riti esteriori, in cui la conoscenza diretta sostituirà la fede cieca. Chi tenta di conservare le vecchie forme sarà superato dagli eventi. Già è all’opera un drappello di pionieri che annunciano l’epoca nuova, in mezzo al caos attuale. Non sono solo mistici, ma anche scienziati e filosofi.

Nel mondo nuovo, il denaro perderà valore e s’instaurerà il governo degli illuminati. Verrà provata l’unità del tutto grazie a studi sulla luce, sul suono e sull’atomo. Tra breve, si acquisirà coscienza del piano eterico, il veicolo di ogni energia. La psicologia proverà l’esistenza dell’anima e le vecchie scuole saranno superate. La fratellanza sarà propiziata dal sorgere di movimenti, organizzazioni ed unioni di varia natura. La filosofia tornerà ad essere non vano argomentare dialettico, ma puro amore della saggezza.

Nulla può impedire l’evoluzione in atto; per cui, ogni timore o dubbio va bandito. La tensione fisica e l’emotività eccessiva vanno controllate dalla mente, grazie ala pratica della meditazione. Nulla può accadere che non sia per il meglio; bisogna cercare di sollevarsi dagli eventi contingenti ed acquisire una visione sintetica delle cose. Tutto è pianificato dall’Alto per il bene comune.

Si può arrivare a cogliere intuitivamente quale sia il Piano divino elaborato dalla Mente Universale ed allora si cercherà di realizzare nel mondo quest’ideale. Centrati nella luce dell’anima, saremo privi di turbamenti e gioiosi in mezzo alle difficoltà della vita.

La Fondazione della Gerarchia.

Le esperienze compiute nel mondo della forma consentono di sviluppare la coscienza, fino all’identificazione con l’Uno. La Gerarchia occulta del pianeta favorisce tale evoluzione da diciotto milioni di anni, da quando cioè nell’uomo animalesco è stato immesso il principio mentale.

La Fratellanza Bianca opera sul piano eterico, ma in passato ha agito anche in modo visibile in America del Sud, nell’Himalaya, nell’India meridionale; in futuro, si scopriranno tracce dei luoghi in cui venivano impartite le dottrine misteriche.

Alcuni seguaci praticarono la magia nera; per cui, fu necessaria la purificazione del diluvio. Poi l’opera gerarchica riprese, basandosi non tanto sulla disciplina del fisico e dell’astrale quanto sul corretto uso del principio mentale che dal predominio della razionalità evolve verso la capacità di cogliere le idee astratte e d’intuire le linee essenziali del Piano divino. Quando il discepolo avrà costruito il ponte (antahkarana) che congiunge la triade spirituale (atma, buddhi, manas) con il corpo causale o anima, quest’ultimo verrà distrutto assieme alla personalità ed alle sue illusioni (maya). Allora l’uomo diverrà un collaboratore cosciente del Piano divino, potrà operare con le energie cosmiche ed uscirà dalla ruota della rinascita (samsara); il sé individuale, la scintilla divina in noi, si fonderà nell’unico Sé.

Il Nuovo Gruppo dei Servitori del mondo.

Nel mondo, comincia ad operare un gruppo di conoscitori unito da legami spirituali, non da un’organizzazione esteriore. Costoro governeranno la terra, soppiantando chiese e strutture politiche. Appartengono a tutte le razze e coltivano la capacità di sintesi, inclusività. sviluppo mentale ed intellettuale. Non possiedono un credo specifico, salvo quello relativo alla fratellanza ed alla Vita Una. L’unica autorità ammessa è quella della propria anima. Si riconoscono l’un l’altro e coltivano il comune obiettivo di giovare all’umanità.

I servitori operano in campo culturale, politico, religioso, scientifico, filosofico, psicologico e finanziario. Anche se il mondo attuale sembra governato dal caos e dal male, l’opera di questi pionieri comincia a farsi notare nei contatti sempre più rapidi e frequenti tra gli esseri umani, nell’aumento della filantropia e nella contrapposizione tra conservatori delle vecchie forme ed innovatori.

Gli impulsi a realizzare il nuovo mondo vengono dalla Gerarchia; tuttavia, se sono recepiti da menti inferiori, possono anche produrre effetti deleteri che, comunque, nel lungo periodo, non prevarranno.

I servitori sono del tutto spersonalizzati ed usano la mente, le emozioni ed il corpo come strumenti dell’anima.

I gruppi si formano spontaneamente, quando un individuo si risveglia alla nuova visione o s’incarna per svolgere quel compito. Essi collaboreranno tra loro senza rivalità alcuna, animati dallo spirito di servizio. Inizieranno l’umanità alle realtà spirituali e formeranno scuole esoteriche che coltiveranno nuove forme di yoga; non più fisico, devozionale o mentale, ma teso allo sviluppo della facoltà intuitiva e all’identificazione con il Tutto.

L’Astrologia e le energie.

L’astrologia compie i suoi calcoli e trae le sue conclusioni senza conoscere appieno tutte le energie che s’intersecano nel cosmo ed influiscono sull’essere umano.

Oltre a quelle superiori, legate al Logos planetario, esistono quelle delle costellazioni zodiacali (che governano le linee generali di una vita), del segno ascendente (che riguardano il volere dell’anima) e della luna (che comprendono gli ostacoli da superare).

Si ricordi che il mese dell’incarnazione coincide con quello della morte nella precedente esistenza, poiché si riprende l’esperienza dove s’era interrotta. L’ascendente nella nuova vita dovrebbe rafforzarsi, se si vuol progredire. Comunque, l’oroscopo può essere veritiero per chi è ancora soggetto ad influenze esteriori, ma perde di valore, man mano che si progredisce e ci si affranca da tali influssi. Inoltre, per la precessione degli equinozi, il mese ed il segno non coincidono; eppure, si continua a far uso dello schema classico. Ogni segno, tuttavia, emana davvero una duplice energia: una riguardante l’aspetto forma e l’altra l’aspetto anima; come regola generale, si dovrebbe far prevalere il più elevato, se si vuole progredire.

REGOLA UNDICI

Tre cose deve ora compiere colui che applica la legge. Primo, trovare la formula che mantenga le vite entro la sfera delimitata. Secondo, pronunciare le parole che indicheranno loro il da farsi e il luogo dove portare quanto è stato fatto. Terzo, pronunciare la frase mistica che lo salverà dal loro lavoro.”

Analisi delle tre frasi.

Colui che si accinge a manifestare una forma-pensiero deve procedere attraverso tre fasi. La prima si riferisce ad una sorta di formula sintetica, capace di cristallizzare la forma costruita in un ambito specifico. La seconda consiste nel pronunciare alcune parole segrete che daranno vita alla forma. La terza concerne la frase che ha il potere di rendere autonoma la forma, che non attingerà più energie dal suo creatore.

Per quanto riguarda le “vite” a cui si fa riferimento nel testo, esse sono quelle che contribuiscono a creare tutte le forme esistenti in natura; ognuna di esse è dotata di consapevolezza, di un ritmo proprio e di una tendenza alla coesione, per formare un organismo compiuto.

Tornando al concetto di “formula”, questa in origine s’identifica con l’idea emanata dal Pensatore divino che, di grado in grado, viene trasmessa ad Intelligenze in grado di comprenderla e di manifestarla in modo corretto, fino a giungere sul piano umano, che dovrebbe riflettere gli intenti del Principio puro che l’ha prodotta.

Se ciò non avviene, o si realizza in modo errato, quest’energia non va sprecata; invece di produrre effetti benefici, ne determina di catastrofici, come potrebbero essere i cataclismi o le malattie. Pertanto, la realizzazione del Piano verrà rallentata o assumerà forme difettose.

Quali sono, poi, le parole da pronunciare, affinché le “vite” suddette compiano il loro lavoro in modo giusto?

Va subito detto che queste parole agiscono solo se si è provveduto ad allineare il proprio cervello con la mente e con l’anima. Ciò vale sia a livello macrocosmico che microcosmico.

Occorre, dunque, pensare con chiarezza, eliminare pensieri oziosi o negativi, dominare la mente e distaccarsi dai comportamenti della massa. Solo così si evita di agire come i maghi neri e si costruisce in accordo col Piano divino. La formula, quindi, non deve essere rivelata a tutti, ma ci si deve ricordare che, compiuto il lavoro, è bene staccarsi dalla forma creata, che altrimenti continuerebbe ad alimentarsi delle nostre energie. Si può dire, però, che la parola sacra AUM, se usata dall’anima sul piano mentale, vitalizza tutte le forme-pensiero, assicurando il successo del lavoro magico. Il suo compito è quello di purificare, consumando ciò che ostacola l’emersione di nuove idee e forme archetipiche.

Salvarsi dalle proprie forme-pensiero.

Quando si afferma ciò, non si contraddice il principio per cui la forma-pensiero sussiste solo se sorretta dalla mente di chi l’ha prodotta. Infatti, bisogna evitare di formulare pensieri egoistici, negativi, distruttivi ed oziosi, non certo quelli costruttivi, indirizzati al bene comune ed in linea col Piano divino.

È per questo che bisogna “agire senza agire”, inibendo pensieri personali e proiettando amore. Altrimenti, si è colpiti dalla forza che si ritorce contro di noi o si è ossessionati da un’idea fissa.

È buona norma, quindi, praticare l’innocuità nei pensieri, nelle parole e nelle azioni, vigilando sempre, finché i vecchi pensieri moriranno per inazione. Insomma, controllando i desideri della personalità ed alimentando le idee trasmesse dall’anima ed attinte dallo spirito, si otterranno effetti tangibili, non inficiati però dalla personalità.

Salvarsi dalla morte.

È la nostra attuale ignoranza a farci temere il distacco dal corpo; identificandoci solo con la forma esteriore, si ignora che la coscienza può spostarsi di piano senza annullarsi.

Del resto, ciò avviene ogni notte, quando si scivola nel sonno, con la differenza che il filo della vita non viene interrotto.

Quando ci si incarna, questo filo si ancora nella ghiandola pineale posta nel cervello e nel cuore, da dove governa l’autocoscienza e le funzioni vitali. Al momento della morte, questa corrente si ritira da ambedue i punti ed il corpo si disgrega; quando ci si addormenta, invece, s’interrompe solo il collegamento col cervello.

L’iniziato, però, è in grado di abbandonare coscientemente il fisico e di operare dal piano astrale da dove può comunicare telepaticamente. Entro questo secolo, si proverà l’esistenza del corpo eterico o vitale, composto da centri di forza (chakra) e da fili di forza intrecciati (nadi), collegati al sistema nervoso. In questo corpo eterico, vi sono delle vie di uscita; una nel plesso solare e l’altra alla sommità del cranio, protette da una fitta rete di materia eterica.

Durante il processo morte, l’energia vitale preme sulla rete e fuoriesce dai due orifizi: dal plesso solare, per gli individui polarizzati nel fisico o nell’astrale, e dal cranio per i più evoluti; chi si trova in uno stato mediano si serve dell’uscita del cuore.

Vi sono semplici regole che faciliteranno l’esperienza della morte: abituarsi a focalizzare la coscienza nella testa ed osservarsi vivere con distacco; servire col cuore, non facendosi coinvolgere dall’emotività; concentrarsi nella testa prima di addormentarsi e cercare di restare coscienti, osservando i fenomeni che si verificano.

Attorno al morente si crei un ambiente silenzioso, si scelga il colore arancione che aiuta a focalizzarsi nella testa; si diffondano le note dell’organo; si eserciti una pressione su alcuni centri nervosi e sull’arteria giugulare; si pronuncino mantra che il moribondo ascolta, anche se apparentemente incosciente; si bruci incenso di sandalo, il cui profumo favorisce il distacco dalla forma esteriore.

Tutte tecniche conosciute e praticate in Tibet, ma che verranno riprese anche in Occidente.

REGOLA DODICI

“La rete pulsa. Si contrae e si espande. Che il mago si attenga al punto di mezzo e liberi così i “prigionieri del pianeta” la cui nota corrisponde ed è correttamente intonata a ciò che deve essere compiuto.”

Interludi e cicli.

Quando il mago bianco inizia ad operare sul piano fisico, ricordi che tutto ciò che esiste segue un ritmo ben preciso fatto di periodi di attività e di silenzio. Ciò avviene a livello macrocosmico, dove la manifestazione di un universo (manvantara) è seguita dal suo riassorbimento (pralaya); è il respiro di Dio. Anche per il discepolo deve avvenire lo stesso; pertanto, impari ad usare non solo i periodi tra un’incarnazione e l’altra, ma anche le pause nell’attività giornaliera e la meditazione, sia nella fase della contemplazione, quando la mente si rivolge verso l’anima, per coglierne i suggerimenti, sia in quella della realizzazione del piano divino.

Se si pone attenzione al respiro, vediamo che anch’esso ha due momenti distinti: l’inspirazione e l’espirazione. Nella prima, la mente s’innalzi verso l’anima, per poi cercare di attuare le idee percepite.

Quanto più si riesce a prolungare tali intervalli, tanto maggiore sarà il potere di operare magicamente.

I Prigionieri del pianeta.

Si possono definire così tutte le forme di vita subumane, considerate sia in ciò che ne costituisce la sostanza (cioè la miriade di vite atomiche), sia nel loro aspetto compiuto.

Liberare questi esseri dovrebbe costituire l’obiettivo di chi ha compreso la realtà delle cose; in genere, però, si preferisce operare in modo egoistico e separativo, anche se per fini nobili come il contatto con l’anima e lo spirito. Non si può dimenticare, tuttavia, la sofferenza dei nostri simili che brancolano nelle tenebre dell’ignoranza e quella delle forme subumane, prive della mente e dell’autocoscienza. Questo è il compito del bodhisattva, cioè di colui la cui essenza (sattva) è divenuta conoscenza (bodhi).

Quando un cospicuo numero di esseri umani si dedicherà a quest’azione di liberazione dalla prigione della forma e di espansione delle coscienze, allora una nuova èra avrà davvero inizio su tutto il pianeta.

REGOLA TREDICI

“Il mago deve riconoscere i quattro; notare nel suo lavoro la sfumatura color viola che essi mostrano e così costruire l’ombra. Fatto questo, l’ombra si riveste e i quattro divengono sette.”

Quaternari che devono essere riconosciuti.

Per oggettivare le forme-pensiero, il mago bianco deve saper distinguere i quattro diversi livelli e le sfumature esistenti nell’eterico, nonché le energie che li caratterizzano, perché l’eterico a sua volta risente di influssi superiori ed è il piano che precede il fisico, la cosiddetta “ombra”, il riflesso del pensiero divino.

Sapendo inoltre che tutto è interconnesso, che l’Alto ed il cosiddetto basso sono intrecciati, ecco che si coglie l’aspetto settenario dell’insieme. La conoscenza dell’operatore magico, quindi, comprende diversi “quaternari”; tanto per fare degli esempi, il primo potrebbe essere quello che costituisce la sua stessa struttura (fisico, astrale, mente ed anima); il secondo il regno umano considerato come un’entità collettiva, anch’essa caratterizzata dagli stessi principi; il terzo la conoscenza della croce in cui è inchiodato il Cristo cosmico, simbolo del grande sacrificio cui si assoggetta il Sé divino per l’evoluzione delle creature.

Ve ne sarebbero altri ancora; comunque, si può dire che tutta l’azione magica sia governata da una legge fondamentale, quella per cui le potenze della volontà e del desiderio producono una “precipitazione”, cioè una manifestazione del pensiero.

Precipitazione di forme-pensiero.

La “precipitazione” è l’aggregato di energie che assumono una forma, in base all’idea formulata da un pensatore. Essa risente della natura del pensiero ed è mantenuta in atto fino a che dura il pensiero stesso.

Ciò vale sia per la manifestazione di un cosmo che per l’attività dell’Angelo Solare volta ad un’incarnazione, ma anche per i pensieri umani.
Da ciò si comprende quale grande responsabilità sia connessa all’attività del pensare, come sia importante il proposito che ci si prefigge ed il controllo di se stessi. Pertanto, occorre lavorare con perseveranza e privi di interessi o debolezze personali.

Se tutto ciò venisse attuato in modo corretto, il grande cambiamento nella storia dell’uomo avverrebbe istantaneamente.

REGOLA QUATTORDICI

“Il suono cresce. L’ora del pericolo per l’anima coraggiosa si avvicina. Le acque non hanno nuociuto al creatore bianco e nulla potrebbe annegarlo e nemmeno bagnarlo. Ora il pericolo del fuoco e della fiamma minaccia e, vagamente, si scorge il fumo che si eleva. Dopo il ciclo di pace, faccia egli di nuovo appello all’Angelo Solare.”

I Centri e il prana.

Le maggiori difficoltà per il mago sorgono quando si è sul punto di materializzare la forma-pensiero, non solo perché la materia a volte è sorda a rispondere all’impulso della forza, ma anche a causa dei pericoli connessi ai fuochi o prana dell’universo.

Lo stesso dìcasi per l’Angelo Solare nella fase dell’incarnazione, quando si riveste dell’involucro mentale, astrale, eterico e dell’energia nel suo aspetto sommamente cristallizzato a livello gassoso, liquido e denso. Anche per l’iniziato è difficile concretizzare un’idea, dovendo attirare dall’ambiente il materiale che le darà espressione visibile. Infatti, se l’energia è troppa, la forma è distrutta dalla fiamma; se è poca, non si manifesta. Ciò accade, ad esempio, quando un bimbo muore nel seno materno, perché l’Angelo Solare vacilla nel suo intento.

È bene, però, soffermarsi soprattutto sul lavoro che l’aspirante compie a contatto con le energie e le forze naturali, col corpo eterico e col prana che lo sostanzia.

Quest’ultimo presenta cinque differenziazioni e pèrmea tutto il corpo fisico, determinandone la vitalità. Esso attinge energia dall’aura planetaria, dal mondo astrale, dalla mente universale e dall’Ego, perché tutto è intimamente connesso. Lo studente deve conoscere le energie da usare nella creazione magica ed orientarle in modo corretto, cioè secondo gli intendimenti del Piano divino; altrimenti, è facile imboccare il sentiero della mano sinistra o della magia nera.

Egli deve vivere come anima, farsi guidare dai centri superiori, far scorrere le energie nei propri chakras, aprendoli uno ad uno ed armonizzandoli.

L’Uso delle mani.

Le mani sono strumenti essenziali per manipolare la forza; a questo fine le usano i guaritori, stimolando i centri e collegando un individuo col proprio Ego. Le loro mani, dunque, sono come dei terminali attraverso cui far scorrere le energie.

È necessario, però, purificare i propri involucri, prima di imporre le mani, per non trasmettere negatività.

L’effetto è potente e rapido, se l’operatore è capace di notevole concentrazione.

Percorrere la via.

Il discepolato non è un percorso semplice, alla portata di tutti. Esso presuppone un duro lavoro su se stessi, un adeguato sviluppo intellettuale, la capacità di perseverare, un orientamento spirituale, la scelta dell’innocuità e la facoltà di discriminazione.

Il Risveglio dei centri.

La purificazione del fisico, dell’eterico e dell’astrale deve assolutamente precedere l’apertura dei centri e la loro attività coordinata. È bene, pertanto, affidarsi ad un istruttore che abbia le competenze necessarie, cioè non solo conoscenze teoriche, ma capacità di veggenza ed intuizione, per scegliere il metodo adatto al proprio discepolo.

Inoltre, non si deve procedere in modo affrettato, perché l’attivazione prematura dei centri può provocare disastri a livello fisico e psichico. Chiarito ciò, si può dire che i chakra rivestono una duplice funzione; infatti, grazie ad essi, non solo si costruisce la forma esteriore, ma si manifesta anche il potere dell’anima in un essere pienamente evoluto, capace di esprimere i poteri e le conoscenze propri della divinità.

REGOLA QUINDICI

“I fuochi si avvicinano all’ombra, ma non la bruciano. L’involucro di fuoco è completato. Che il mago intoni le parole che fondono fuoco e acqua.”

Il Senso Esoterico.

È di primaria importanza per l’operatore di magia bianca mantenere l’atteggiamento dell’osservatore, riconoscersi come entità spirituale e condurre una vita di servizio.

Possedere il “senso esoterico” vuol dire mantenere un costante contatto con l’anima e dimostrare un amore concretamente attivo, impegnandosi a vivere i precetti della saggezza, a dominare l’emotività, a trasmettere luce e pace all’intorno.

Solo così si riuscirà a realizzare gli ideali positivi, a collegarsi con le anime affini e a realizzare gli intenti divini.

All’inizio, la meditazione quotidiana aiuta a sviluppare tale “senso esoterico”; col tempo, però, tale atteggiamento deve divenire una costante, un habitus. Il nuovo gruppo di servitori del mondo che si va formando risponde agli impulsi della Mente del Logos solare e prepara l’avvento della nuova èra.

La Negazione della Grande Illusione.

Nella regola si dice che il mago deve intonare le parole in grado di “fondere fuoco ed acqua”. La sfera acquea si riferisce al piano illusorio, astrale; è la natura dualistica della mente che produce l’individualismo separativo. L’intento dei Maestri, invece, è quello di cancellare questa errata percezione, riconducendo spirito e materia alla loro effettiva unità, attraverso il risveglio dell’anima nell’essere umano inconsapevole. In tal modo, il “fuoco” dello spirito immortale e l’acqua della personalità transeunte si fonderanno.

Le “parole” di potere, però, vengono rivelate solo se in precedenza si è compiuto il cammino interiore; altrimenti, i poteri acquisiti potrebbero essere usati per fini egoistici e distruttivi, come avviene per i “fratelli dell’ombra”.

Un Appello al Servizio.

Il richiamo costante al servizio suscita negli aspiranti una risposta che spesso è influenzata dalla personalità, capace di stimolare il senso dell’orgoglio e dell’ambizione.

Bisogna guardarsi da tale atteggiamento errato, che fa deviare non solo il singolo, ma anche il gruppo che lo segue.

Coltivando invece l’impersonalità, l’amore altruistico e rifiutando l’improvvisazione, si creerà un gruppo di veri servitori, atti a cooperare col piano divino.

Gruppi della Nuova Era e loro formazione.

Se non si agisce nel modo dovuto, si incorre in seri pericoli. È per questo che bisogna curare e rispettare il corpo che è davvero “il tempio dello spirito”, cioè il veicolo che permette all’anima il contatto con il mondo. Pertanto, ci si deve nutrire a sufficienza con alimenti che non abbassino le nostre vibrazioni e concedersi le giuste ore di riposo.

Infatti, se le condizioni fisiche sono precarie, non si riesce a governare l’afflusso di forza che proviene dall’alto.

Inoltre, l’illusione astrale va soggiogata con il controllo mentale unito alle percezioni spirituali indotte dalla meditazione e dallo sviluppo della facoltà intuitiva.

Infine, bisogna evitare di cadere nella trappola dell’orgoglio mentale, che rende incapaci di lavorare in gruppo.

Per concludere, il discepolo ricordi che è essenziale conoscere se stesso, cioè il vero Io, la divinità che alberga in ognuno di noi.

Bisogna poi scrollarsi di dosso l’abitudine di sottomettersi all’autorità esteriore, confidando solo nella guida della propria anima.

Dedicarsi al servizio dell’umanità fa sì che si distolga lo sguardo da se stessi, si evitino contrapposizioni dannose e si stimoli il sano desiderio della ricerca continua, di una conoscenza sempre più vasta e profonda, che comporta una crescita interiore unita ad un graduale ampliamento di coscienza, che si risolverà nell’illuminazione finale.
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